18 November 2019

Dicono di noi… Un consiglio costante dei santi? Confessatevi!

Ascoltando le voci di coloro che la Chiesa ha indicato come esempi di vita e di adesione a Cristo, e come persone che hanno già sperimentato il Paradiso qui e ora, non si può fare a meno di riconoscere un leit motiv abbastanza costante, attraverso le epoche e i paesi: la quasi “ossessione” per la Confessione.

Ma come ci si deve accostare alla Confessione? Innanzitutto, chi si confessa deve realizzare i seguenti atti: prima di tutto un esame di coscienza, ovvero ricordare i peccati commessi e se si ritiene opportuno annotarli su carta; avere contrizione, pentimento di ciò che si è fatto con il fermo proposito di non errare più; realizzare la Confessione, raccontare al sacerdote i peccati commessi attraverso pensieri, parole, azioni e omissioni e compiere la soddisfazione o la penitenza data dal sacerdote per riparare al danno provocato dal peccato.

È necessario confessare in modo dettagliato tutti i peccati gravi ricordati nell’esame di coscienza, ovvero quelli nei quali – detto in linguaggio semplice e chiaro – c’è materia grave e anche così la persona vuole commettere, essendone quindi consapevole (Aleteia).

Il sacramento della riconciliazione è cambiato nel tempo, o meglio ne è cambiata la modalità di fruizione, ma da oltre mille anni essa è come la conosciamo noi, la cosiddetta “confessione auricolare”. Alcuni esempi? Eccoli qua!

San Giovanni Bosco

La frequente confessione, la frequente comunione, la messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo, da cui si vuole tener lontana la minaccia e la sferza.

San Josémaria Escrivà

Sia benedetto il santo Sacramento della Penitenza! (San Josemaría, Cammino, 309)

La vita umana, in un certo modo, è un continuo ritorno alla casa del Padre. Ritorno mediante la contrizione, la conversione del cuore, che presuppone il desiderio di cambiare, la decisione ferma di migliorare la nostra vita, e si manifesta pertanto in opere di sacrificio e di dedizione. Ritorno alla casa del Padre per mezzo del Sacramento del perdono, nel quale, confessando i nostri peccati, ci rivestiamo di Cristo e ridiventiamo suoi fratelli e membri della famiglia di Dio. (San Josemaría, È Gesù che passa, 64)

San Giovanni Paolo II

Accostatevi con fiducia al sacramento della Confessione: con l’accusa delle colpe mostrerete di voler riconoscere l’infedeltà e interromperla; attesterete il bisogno di conversione e di riconciliazione, per ritrovare la pacificante e feconda condizione di figli di Dio in Cristo Gesù; esprimerete solidarietà verso i fratelli anch’essi provati dal peccato. (Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XIV Giornata Mondiale della Gioventù, 06/01/1999)

San Francesco di Sales

E’ inutile confessarsi di un peccato, benché leggero senza determinarci di proposito a volerci emendare.

Spesso non manca l’ironia, come in questa battuta del Beato Fulton Sheen, vescovo e predicatore statunitense, che disse: «Ascoltare le confessioni delle monache è come essere lapidati con il popcorn», che però ci fa capire il senso profondo, quasi ascetico, della confessione: liberarsi anche delle inezie per essere leggeri come angeli.

Il Confessionale? Un’oasi per guardarsi dentro

E’ per questo che il confessionale va vissuto come una sorta di salvagente in mezzo al mare, per questo sono visibili nelle chiese, per questo sono – dopo l’altare e il tabernacolo – un posto così riconoscibile e centrale nella vita del cristiano. O almeno, dovrebbero. Quella della frequenza della confessione è una preoccupazione costante dei pontefici. Non c’è n’è uno, che non abbia sottolineato l’importanza della confessione, Giovanni Paolo II ne volle ribadire il carattere privato, e tutti ricordiamo i milioni di giovani nella spianata di Tor Vergata che venivano confessati da migliaia di sacerdoti. Benedetto XVI – dal canto suo – nel 2009 con l’istituzione dell’Annus Sacerdotalis intitolato al Curato D’Ars che faceva della confessione la sua missione, rimanendo ore e ore presso il confessionale, ugualmente Papa Francesco nel 2016 con l’Anno della Misericordia aveva addirittura esteso anche ai sacerdoti lefebvriani la possibilità di confessare validamente i fedeli cattolici oppure la possibilità per i sacerdoti di assolvere anche dall’aborto, se ci fosse pentimento ovviamente (Aleteia).

Per permettere ai fedeli di vivere appieno questa esperienza, diventa fondamentale che lo stesso confessionale comunichi quel senso di sacralità, ma anche di segretezza e privacy che questo sacramento necessita per potersi così aprire liberamente. La Chiesa negli ultimi vent’anni ha spinto proprio per un rafforzamento di questo aspetto: la cura della privacy, richiedendo esplicitamente non più i confessionali aperti, ma quelli chiusi che siamo abituati a vedere, che sono totalmente insonorizzati. “Una richiesta nata proprio nel periodo del Giubileo del 2000 presieduto da Giovanni Paolo II”, spiega Simone Ferreri di GF Arreda Chiese, una azienda che da oltre 40 anni si occupa di arredi ecclesiastici con moltissima esperienza e con una offerta conveniente e di grande qualità proprio nel campo dei confessionali e che da tempo offre soluzioni per le chiese di tutta Italia.

Dotarsi dei nuovi confessionali vuol dire rispondere ad una esigenza pastorale e per certi versi psicologica, in cui il penitente si accosta al sacerdote, che davvero – in quella tranquilla separazione – diviene (anche) quasi un alter ego della sua coscienza a cui aprirsi per guardare in faccia le proprie mancanze e poterle discernere col proprio pastore. Non a caso l’esercizio del sacerdozio si chiama “cura d’anime”.

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